Orto Botanico ed Erbario – Università di Bologna

1 Giardino anteriore

Il giardino anteriore è caratterizzato principalmente da piante arboree, in particolare gimnosperme, largamente coltivate negli Orti Botanici europei. Particolarmente interessanti sono il grande esemplare di Ginkgo (Ginkgo biloba L.), la pianta a seme di origine più antica, e l’esemplare di Metasequoia (Metasequoia glyptostroboides Hu et W.C. Cheng). Ad esse si aggiungono piante arbustive ed erbacee a fioriture vistose.

Nel settore orientale sono degne di interesse le seguenti piante:

Un esemplare femminile di Tasso (Taxus baccata L.). Questa specie, amante dell’ombra, presente allo stato naturale nella nostra regione nei boschi di faggio e abete bianco fra i 900 e 1000 metri, in terreni calcarei, è diventata sempre più rara nel corso dei secoli, probabilmente a causa del legno pregiato e della sensibilità al gelo. Tipico il falso frutto, costituito da un arillo carnoso di colore rosso vivo a maturità, che avvolge il seme bruno, molto velenoso, come pure le foglie, per l’uomo e gli animali. Per via della sua tossicità, nota anche agli antichi, il tasso è detto Albero della morte. Piante della stessa specie segnano il confine orientale di questo settore dell’orto.

Un esemplare di Metasequoia glyptostroboides Hu et W. C. Cheng. Conifera diffusa nel Terziario, circa 60 milioni di anni fa, e ritenuta estinta fino al 1945, quando ne furono scoperti alcuni esemplari nelle foreste della Cina occidentale. Interessante il fatto che la descrizione delle caratteristiche della specie, dedotta dai paleobotanici in base al solo fossile, corrisponda effettivamente a quella della pianta viva. Le foglie assumono una colorazione bruno-rosata prima della caduta.

L’Albero dei tulipani (Liriodendron tulipifera L.). Frequente nello strato arboreo della foresta caducifoglia sui monti Appalachi, in ambiente paragonabile a quello dei nostri carpineti ed orno-ostrieti. In primavera si copre di fiori giallo-verdi screziati di arancio simili a quelli della Magnolia; le foglie, prima di cadere, diventano di un bel giallo brillante e con la loro forma bizzarra accrescono la bellezza della pianta.

Due individui di Agrifoglio(Ilex aquifolium L.). Questo alberello sempreverde a corteccia liscia verde-bruno scura è specie sciafila, mesofila, esigente di elevata piovosità. In regione si trova sporadico nei boschi di faggio, a testimonianza di una presenza ben più consistente nel passato. Localmente protetto.

Una Sequoia sempervirens di recente impianto (2001) svetta già sulle altre piante vetuste del settore, essendo una specie che nel suo habitat naturale raggiunge i 90 metri.

All’interno di quest’area possiamo notare una fontana circondata da blocchi di gesso sui quali sono presenti piante tipiche della rocciera. Al centro, su una roccia tappezzata di muschio, si trova una folta colonia di Capelvenere, felce dalla caratteristica foglia a ventaglio. Le rocce offrono un ambiente estremamente selettivo, principalmente a causa della scarsa disponibilità d’acqua. Le piante che riescono a colonizzare questi ambienti sono generalmente perenni e caratterizzate da una debole attività vegetale e riproduttiva primaverile, dopo il freddo invernale e prima della siccità estiva.

Nel settore occidentale sono interessanti:

Esemplare di Gaggia Arborea (Albizia julibrissin Durazzo). Una leguminosa il cui caratteristico baccello è ben visibile in inverno, quando la pianta è spoglia. I fiori, rosati e dalla forma frangiata, sono riuniti in capolini che compaiono d’estate all’estremità dei rami.

Gruppo di Banani (Musa basjoo Sieber). Si tratta di grandi piante erbacee tropicali, il cui pseudofusto è formato dalle guaine delle enormi foglie strettamente ravvicinate. La tipica infiorescenza reclinata è visibile in estate sugli esemplari più sviluppati. I fiori sono unisessuali, quelli femminili si trovano in alto mentre i maschili stanno in basso. Solo raramente si forma il grappolo di frutti (bacche con buccia resistente) detto “casco”. Particolarità della famiglia delle Musaceae è la zoogamia per cui alcune specie in natura vengono impollinate da uccelli (colibrì) e anche da pipistrelli.

Ginkgo (Ginkgo biloba L.). Si tratta della pianta a seme di origine più antica. È l’unica superstite della classe delle ginkgoale, gimnosperme primitive che ebbero massima diffusione nel Giurassico superiore, 150 milioni di anni fa. Sopravvissuta solo in una regione montuosa del Sud-Est della Cina, venne introdotta in Europa nella prima metà del Settecento, come specie ornamentale. Questa pianta è particolarmente resistente all’inquinamento e agli attacchi dei microrganismi e insetti fitofagi e forse proprio per questo è sopravvissuta ai mutamenti climatici succedutisi sulla terra dalla sua comparsa fino ad oggi.

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