Orto Botanico ed Erbario – Università di Bologna

2 Giardino posteriore

Dal cancello di fianco all’edificio principale si accede alla parte più ampia dell’Orto Botanico, che si estende fino alla cerchia delle mura della città; in questa zona si trovano le ricostruzioni ambientali (ad esempio, subito a destra, la ricostruzione del bosco di latifoglie tipico della collina bolognese), le serre, il giardino dei semplici, le collezioni tematiche (tra cui quelle di piante alpine e di piante carnivore), il bosco-parco. Subito oltre la cancellata è situata una vasca rotonda che accoglie piante acquatiche spontanee in Italia, alcune divenute ormai rare; un’altra vasca, posta poco oltre in posizione più soleggiata, ospita invece alcune specie esotiche con lussureggiante vegetazione e belle fioriture nel periodo estivo.

Il bosco di latifoglie

In questa collinetta è stato in parte ricostruito un ambiente comune nelle prime colline del bolognese: il bosco mesofilo, cioè un bosco che necessita di condizioni climatiche fresche e umide. Tra le piante arboree a foglie caduche troviamo il Carpino nero (Ostrya carpinifolia Scop.), con corteccia bruno-gialla dapprima liscia e poi superficialmente fessurata e foglie doppiamente seghettate; in Luglio si notano gli amenti fruttiferi costituiti da involucri ellittici bianchi, poi brunicci, che racchiudono ciascuno una piccola noce; l’Orniello (Fraxinus ornus L.), alberello i cui fiori bianchi sono riuniti in fitte pannocchie e compaiono prima delle foglie, indice questo di una modalità di impollinazione tipicamente anemofila.
Si possono notare inoltre il Sambuco (Sambucus nigra L.) e il Sorbo domestico (Sorbus domestica L.), dalle foglie composte; è presente in quest’area anche un Ontano nero (Alnus glutinosa (L) Gaertner) specie generalmente legata ad ambienti ripariali o altri luoghi umidi.
Nel sottobosco, in primavera si assiste alla bellissima fioritura di specie quali la Pulmonaria (Pulmonaria vallarsae Kerner) dalle foglie maculate e fiori rosa-azzurro-violetti, la Pervinca (Vinca minor L.), una stolonifera dai fiori violetti e l’Elleboro (Helleborus viridis L.). Si trovano qui anche esemplari di Arum italicum Miller, una monocotiledone con i fiori riuniti in infiorescenze a spadice, circondate da una larga brattea (spata) di colore bianco-giallo. Tra gli arbusti ci sono poi l’Oppio (Viburnum opulus L.), il sempreverde Pungitopo (Ruscus aculeatus L.) e il Ginepro comune (Juniperus communis L.). In quest’ area sono presenti anche alcune specie esotiche, tra cui una Palma (Trachycarpus fortunei Hook.) e un grande Tasso californiano.

 Le piante acquatiche italiane (vasca rotonda)

In questa vasca si trovano specie vegetali che, vivendo nell’acqua o in terreni paludosi, comunque in condizioni di umidità elevata, hanno sviluppato una serie di adattamenti morfologici, fisiologici e anatomici (idromorfismo). Tra queste piante si notano spesso fenomeni di convergenza adattativa: specie che sono sistematicamente lontane presentano infatti caratteristiche morfologiche e fisiologiche simili, essendosi adattate allo stesso ambiente.
Tra le specie presenti, quasi tutte appartenenti alla flora spontanea italiana, vanno ricordate almeno la calta (Caltha palustris L.), la ninfea (Nymphaea alba L.) e il trifoglio fibrino (Menyanthes trifoliata L.).

Le piante acquatiche esotiche (vasca a fagiolo)

Vicino alle serre si trova una vasca contenente diverse piante provenienti soprattutto da regioni tropicali del Vecchio (paleotropicali) e del Nuovo Mondo (neotropicali). Per questa ragione nel clima di Bologna molte piante devono essere messe in serra durante la stagione invernale, come ad esempio il noto Papiro africano (Cyperus papyrus L.) e il Giacinto d’acqua (Eichornia crassipes (Mart.) Solms), le cui curiose foglie sono portate da grossi piccioli rigonfi d’aria; quest’ultimo è attualmente studiato per le sue ottime capacità di filtrare e depurare le acque inquinate. Risaltano all”interno della vasca le grandi foglie circolari, sorrette da lunghi peduncoli emergenti dall’acqua, del Loto (Nelumbo nucifera Gaertner), che in estate produce uno splendido fiore rosato; questa pianta asiatica è ritenuta sacra dai Buddisti, per i quali è simbolo di vita eterna. Recentemente ne è stata scoperta la misteriosa capacità di termoregolazione, che caratterizza solo poche altre specie vegetali: ciò ha naturalmente scatenato l’interesse di molti studiosi. Inoltre è presente una felce acquatica galleggiante (Salvinia auriculata Aubl.) che riesce a sopravvivere in inverno all’esterno solamente in questo spicchio della vasca grazie al passaggio sottostante dei tubi di riscaldamento delle serre. Si può osservare anche una Araceae ornamentale, Pistia stratiotes L., conosciuta comunemente come Lattuga d’acqua.

Citiamo infine Azolla caroliniana Willd., una minuscola pteridofita (felce) acquatica appartenente al genere cosmopolita Azolla, originaria dell’America tropicale, Messico, Indie occidentali, che si è naturalizzata ed inselvatichita in Italia. Lo sviluppo di queste piccole piantine galleggianti su acque stagnanti o debolmente correnti è rapidissimo, tanto da assumere carattere infestante. La pianta non riesce a sopravvivere all’interno di questa vasca per cui è stata naturalizzata nella cisterna adiacente al magazzino.

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