Orto Botanico ed Erbario – Università di Bologna

4 Serra tropicale

Nella serra tropicale dell’Orto Botanico sono presenti piante epifite, soprattutto bromeliacee ed orchidee, e piante di rilevante interesse economico, siano esse piante alimentari, produttrici di spezie, ornamentali o medicinali.

Particolarmente varia è la collezione di epifite. Le epifite sono piante erbacee ed arbustive che si insediano, fin dalla germinazione, sulle chiome degli alberi, per assicurarsi un ambiente di crescita privo di concorrenza e condizioni di sviluppo più favorevoli di quelle che avrebbero avuto al suolo. Gli alberi servono loro esclusivamente da sostegno, e possono essere sostituiti da rocce, tetti e anche fili telefonici; in questa serra vengono coltivate su corteccia di pino o su sughero. La maggior parte delle epifite non sono quindi parassite, anche se può succedere che finiscano per soffocare con il loro sviluppo rigoglioso la pianta che le sostiene. Al vantaggio di una buona illuminazione si affianca lo svantaggio di un difficile approvvigionamento d’acqua. Per questa ragione molte epifite sono dotate di adattamenti anatomici e fisiologici alla siccità: sulle radici aeree libere e pendenti di alcune di esse si sviluppa spesso un particolare tessuto di assorbimento dell’acqua, il velamen. In altre epifite le radici aeree crescono verso l’alto con numerose ramificazioni, all’interno delle quali si accumulano humus e umidità. La felce Asplenium nidus forma con le sue ampie foglie delle rosette il cui spazio interno, ad imbuto, si riempie a poco a poco di humus. Sempre tra le felci sono epifite le specie del genere Platycerium, alcune delle quali raggiungono notevoli dimensioni; esse producono due diversi tipi di foglie, con funzioni distinte: un tipo aderisce come una coppa al fusto dell’albero; all’interno di questa coppa si raccolgono l’acqua e le sostanze minerali di cui Platycerium si nutre. Quando la fronda muore, al termine del suo ciclo vitale, già si è formata quella nuova destinata a sostituirla. Inizialmente ha la forma di un piccolo disco verde che accrescendosi ricopre la fronda secca che diventa a sua volta nutrimento della pianta di cui ha fatto parte. Le foglie del secondo tipo, invece, hanno funzione riproduttiva e sono rivolte verso l’esterno, nella posizione più vantaggiosa per la dispersione delle spore. Nelle Bromeliacee le radici sono costituite soltanto da corti organi di sostegno dallo spessore del fil di ferro; in alcuni generi, come nelle specie di Tillandsia che pendono dai fili telefonici, possono mancare completamente, e l’acqua viene assorbita esclusivamente dai peli delle foglie. Spesso in queste piante le basi fogliari dei germogli, attaccate l’una all’altra, formano delle cisterne in cui si accumula l’acqua piovana. Queste piccole raccolte d’acqua, nelle quali si possono trovare insetti, larve, alghe, sono degli ecosistemi in miniatura. Infine, la Tillandsia usneoides (chiamata comunemente “muschio spagnolo” anche se non è un muschio e non vive in Spagna) possiede sulla superficie fogliare squame specializzate che sono strettamente ravvicinate quando sono secche ma che si rilasciano e permettono l’infiltrazione dell’acqua quando sono bagnate. Nelle epifite è da menzionare la collezione delle orchidee, tra le quali spicca la nota Angraecum sesquipedale L., conosciuta anche come “orchidea di Darwin“. Nel 1862 il famoso naturalista, osservò che nel fiore il nettare si trovava solamente sul fondo di uno sperone nettarifero molto lungo. Tale studio lo portò a ipotizzare dell’esistenza di una farfalla notturna dotata di una spiritromba in grado di raggiungere il nettare. Solo nel 1903 venne scoperta effettivamente una farfalla con queste caratteristiche e che perciò ebbe il nome di Xanthopan morganii praedicta.

Particolarmente interessanti, in quanto notissime ma in genere poco conosciute nel loro “aspetto naturale”, possono essere, tra le piante alimentari, la papaia (Carica papaia L.), il caffé (Coffea arabica L.), il mango (Mangifera indica L.), la palma da datteri (Phoenix dactylifera L.), la vaniglia (Vanilla planifolia Andrews) o il cacao (Theobroma cacao L.); tra le piante meno note, ma ugualmente interessanti, spiccano l’albero del Neem (Azadirachta indica Juss.) o l’albero del sapone (Sapindus mukorossi Gartn.). Ben conosciute, anche se che in serra raggiungono spesso dimensioni maggiori, sono le numerose specie utilizzate come “piante da appartamento, ad esempio le dracene (come Dracaena fragrans (L.) Ker-Gawler), il ben noto “tronchetto della felicità”, i filodendri, i ficus. Una parte dei bancali è infine dedicata alla coltivazione di felci tropicali.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...