Orto Botanico ed Erbario – Università di Bologna

9 Bosco

Il confine settentrionale dell’orto è rappresentato dalle antiche mura della città, le cui arcate risaltano tra l’edera, in cima al terrapieno. Su questo sono state inserite piante di ambienti tipici: la porzione orientale, più soleggiata, ospita le sclerofille sempreverdi mediterranee; nella parte centrale si trovano piante dei boschi appenninici di medie altitudini; nel settore occidentale è stato ricostruito il bosco appenninico di Faggio, presente nell’orizzonte sub-montano, ad altitudini più elevate.

Zona delle sclerofille mediterranee

Le piante mediterranee sono adattate ad un clima caratterizzato da estati caldo-aride e da inverni e stagioni intermedie miti e sufficientemente piovose. Le piante hanno perciò un riposo estivo, uno stato di quiescenza che segue la massima fioritura in aprile-maggio, e che è seguito dal nuovo periodo vegetativo autunnale. Molte specie dell’ambiente mediterraneo sono sclerofille sempreverdi, con foglie persistenti dalla lamina indurita; in questo modo l’eccesso di traspirazione (l’acqua è infatti il principale fattore limitante) è impedito dalla presenza di una spessa cuticola. Queste caratteristiche si possono notare per esempio negli individui di olivo (Olea europaea L.), leccio (Quercus ilex L.), corbezzolo (Arbutus unedo L.) e alaterno (Rhamnus alaternus L.).

Zona del bosco appenninico delle medie altitudini

Caratterizza l’ambiente collinare un clima più continentale, in cui l’aridità estiva diminuisce e le precipitazioni si concentrano nelle stagioni intermedie, mentre l’inverno diventa più rigido, costituendo il fattore limitante per la vegetazione. Le piante di questi ambienti vanno infatti in riposo vegetativo durante l’inverno, hanno la proprietà di spogliarsi (caducifoglie), e sono amanti della luce (eliofile). Nella zona centrale del terrapieno, tra le specie legnose tipiche delle situazioni più xeriche sono presenti l’acero campestre (Acer campestre L.), il corniolo maschio (Cornus mas L.), una giovane roverella (Quercus pubescens Willd.), il ginepro comune (Juniperus communis L.) e la vescicaria (Colutea arborescens L.).  In quest’area dell’Orto Botanico si notano inoltre grandi esemplari di tiglio, difficilmente rinvenibili allo stato spontaneo, e svariati individui di acero riccio (Acer platanoides L.), una specie che in natura si trova ad altitudini più elevate, nell’orizzonte submontano delle faggete. Nel sottobosco compaiono l’elleboro (Helleborus niger L.) e il ciclamino (Cyclamen hederifolium Aiton); inconsueta è la ricca fioritura del bucaneve, specie rara e protetta. Altre interessanti specie erbacee sono la polmonaria, la pervinca (Vinca minor), la viola odorata, il giaggiolo puzzolente (Iris foetidissima L.), così chiamato a causa del cattivo odore dei fiori violacei, la falsa ortica macchiata (Lamium maculatum L.) e il sigillo di Salomone comune (Polygonatum odoratum (Miller) Druce), dai graziosi fiorellini bianchi.

Zona del bosco appenninico di Faggio

Si incontra infine una ricostruzione dei boschi appenninici di Faggio (Fagus sylvatica L.), che nella Regione Emilia-Romagna succedono in altitudine ai boschi di querce, e si estendono in una fascia altitudinale caratterizzata da un clima più umido e fresco, con una buona disponibilità idrica durante tutto l’arco dell’anno. Le estati sono miti e sufficientemente piovose e gli inverni rigidi, con innevazioni più o meno frequenti. Le latifoglie eliofile cedono il posto a caducifoglie sciafile (amanti dell’ombra), e a differenza di quanto accade nella fascia dei querceti, la vegetazione forestale qui appare praticamente omogenea, poichè domina il Faggio. In realtà esistono differenze tra i faggeti, dato che a seconda delle diverse situazioni microclimatiche varia la flora erbacea ed arborea che accompagna la specie dominante. Tra le specie arboree che spesso si ritrovano in questi boschi ricordiamo l’Abete bianco (Abies alba Miller), distinguibile da quello rosso (il noto “albero di Natale”, Picea abies (L.) H. Karst.) per le foglie di colore verde scuro nella pagina superiore e con due linee biancastre in quella inferiore, disposte su un unico piano; l’Acero montano (Acer pseudoplatanus L.); il Sorbo degli Uccellatori (Sorbus aucuparia L.), pregevole per il colore rosso dei frutti oltre che per il fogliame verde vivo, e impiegato anche come ornamentale in strade di montagna, parchi e giardini; e il Sorbo montano (Sorbus aria (L.) Crantz). Un tipico arbusto di faggeta è la Fusaggine maggiore (Euonymus latifolius (L.) Miller), ben riconoscibile a fine estate grazie al frutto pendente rosso vivace, di aspetto simile ad una lanternina. Nel sottobosco dominano le felci, tra cui la comunissima Felce maschio (Dryopteris filix-mas (L.)Schott); si possono inoltre notare altre specie erbacee quali l’Anemone bianca dei boschi (Anemone nemorosa L.), il Geranio nodoso (Geranium nodosum L.), la Salvia vischiosa (Salvia glutinosa L.) e la Colombina (Corydalis tuberosa DC.), i cui fiori hanno una colorazione variabile dal bianco-roseo al violetto.

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